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Narrativa

Volevo acquistare un’altalena

Pubblicato il 12/01/2018

Un racconto.i pensieri di una madre e i suoi ricordi

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Non ho ancora quarant’anni e mi sto trasformando nel ritratto di signora che senz’altro la gente si aspetta da me- sono lontane le scorribande notturne nei locali di periferia dove arrivavo strafatta di liquore da due lire, truccata con la polvere iridescente sugli occhi e il rossetto Chanel sbavato sul labbro così da conferirmi un’aria da maschera un po’ triste - e nei miei più intimi ricordi stavo seduta su tavoli rossi di plastica con su scritto “Coca Cola “, all’esterno di improbabili discoteche, dondolando i sandali a tempo di musica con la sensazione di aver perso qualcosa di prezioso nel buio di quelle notti .

-“Se ho capito bene, rinunci ad una casa! E al calore di una famiglia per un vecchio. E per giunta lo conosci appena-“

Ho parlato con la vetrina di Dior dove sto fingendo di ammirare un orrendo cappotto di pelle tagliato al laser e ricamato, ferma in San Babila da più di mezz’ora sto preparando il discorso da fare a mia figlia. In realtà sono diversi giorni che allo specchio del bagno o ferma davanti ad un quadro al museo fingo di tenere una conversazione e sproloquio da sola sussurrando appena.

La mia bambina! appena maggiorenne e totalmente incosciente, perché chi alla sua età decide di infilare in uno zainetto viola i jeans e i maglioni per andare ad abitare in uno squallido paesetto fuori Milano?! - dove il grigio le offuscherà i pensieri e probabilmente non troverà nemmeno un negozio nel raggio di chilometri!

Dalla vetrina osservo il mio viso riflesso, quella ruga sulla fronte accentuata dai pensieri degli ultimi giorni e lotto tra la voce all’orecchio che mi chiede contegno e l’altra che pare prendersi gioco di me ricordandomi da dove vengo.

-“ Mamma perché i bambini vivono con due persone, una mamma e un altro, e noi siamo solo noi?-“

-“ É il guardiano del cielo Marta. É lui che decide dove abiteremo e con chi. E a me ha fatto un regalo bellissimo e ho potuto averti tutta per me”-

Eravamo così legate a quel tempo ! Una bambina scheletrica con una massa informe di riccioli neri e la sua mamma inesperta ma parecchio fiduciosa sulla nostra sorte. Quante notti passate a rispondere a quelle domande e inventare buffe storie che la facessero ridere..

Mentre cammino nel quadrilatero della moda milanese non posso fare a meno di ripensare agli anni trascorsi in muffosi monolocali che odoravano di broccoli anche quando la cena prevedeva latte e biscotti.

L’appuntamento con Marta é vicino ad un supermercato leggermente fuori centro e cammino spedita, la gonna di raso beige e il corpo nascosto nella pelliccia.

Persa nei pensieri schiaccio con il tacco una gomma da masticare producendo un fastidioso “flop flop” ad ogni passo.

Un tempo ero io ad attaccare gomme nei bagni sudici dei locali. Entravo barcollando e mi ripassavo il trucco con mano tremante schiacciando la faccia al vetro per la poca luce. Poi sputavo la pallina gommosa e la prendevo tra indice e pollice per poi appiccicarla sul muro. Cosa poteva significare? Da qui sono passata e da qui me ne andrò ? Io non lo sapevo ma sospettavo fosse un gesto senza importanza, chi lo sa.

In quel periodo gli eventi erano un groviglio difficile da pettinare, e avevo la ridicola sensazione di guardarmi da fuori come se ciò che accadeva fosse dentro ad una televisione: rimanevo seduta a guardare, e non potevo farci niente.

Non ero io dentro quei bar fumosi a ridere con perfetti sconosciuti. Non ero io quella che indossava calze di nylon nere e un abito di piume di struzzo, che quando apparivo all’alba dopo una notte passata seduta a bere le persone giravano gli occhi sgomenti.

Mi trovo davanti al supermercato. Un edificio largo e basso con una facciata di vetro e porte scorrevoli. Mi conforta rubare momenti di giornata qualunque senza essere vista. L’anziana con la borsa carrello che si trascina sulle gambe malferme. Una coppia di ragazzi che confrontano l’etichetta di un formaggio e la frutta da fuori ha un colore quasi fosforescente sotto ai neon. I problemi e le preoccupazioni svaniscono paragonate alla vita che scorre tranquilla dentro un alimentari.

Mentre mi accendo una sigaretta in lontananza vedo mia figlia, ha lo sguardo sereno e le solite scarpe da tennis. Avanza fiduciosa nella mia direzione e questa volta non ho alcun bisogno di fare le prove davanti ad uno specchio, perché so quale sia la scelta giusta da fare. 

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