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Narrativa

Volpi, galline e altri animali

Pubblicato il 17/04/2021

Esteban mi diceva di non dare mai spiegazioni. Ma in questo caso credo sia necessario, giusto due parole. Ricordiamo sempre di non confondere scrivente e protagonista della storia, senso morale di chi scrive e di chi si muove sulla pagina. In breve, uno scrittore di gialli non è un assassino.

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Mi allontano dalla canonica lungo una stradina che si inoltra tra pollai e frutteti. Cammino a passi lunghi, e intanto osservo il movimento della tonaca che svetta tra le caviglie: in qualche modo annulla la mia mascolinità e tuttavia non fa di me una donna, è un fatto interessante. Tra le mani unite dietro la schiena stringo un piccolo volume: non è il breviario, è un vero tesoro, una rara edizione dell’Amatorius di Plutarco. Il breviario l’ho lasciato a casa, ma ho comunque questo aspetto da buon curato di campagna che tanto piace.

La stradina è diventata un viottolo, un misto di terriccio e sassi su cui non è spiacevole camminare. Se giro lo sguardo tutto intorno, mi sembra di vedere il mondo attraverso il fondo di una bottiglia verde. Sì, tutto è verde bottiglia, e quasi acceca questo splendore.

Un prete di campagna, chi l’avrebbe mai detto. Quando stavo in città, quando ancora non avevo subito l’umiliazione del trasferimento per quell’accusa mai provata, parola sussurrata di orecchio in orecchio - pederasta, pederasta! - ero diverso. Una bella figura di intellettuale, dicevano di me.

Questa sede rurale, che il Vescovo ha ritenuta più adatta allo svolgimento del mio ufficio, mi ha accolto con favore. Ma ormai comincia anche qui il sussurro: noto sguardi sospettosi, persone che mi evitano. Allora, dico io, non me li mandate i figlioli a catechismo. Se sospettate di me, perché accompagnate per mano i vostri figli? A volte mi viene da pensare che si aspettino una ricompensa dal loro sacrificio, dal massimo dono che la loro genitorialità possa offrire all’unico Dio.

C’è una piccola chiazza erbosa di un verde più chiaro, scaldata dal sole: mi siedo e tiro fuori le sigarette. Fumo e leggo, e per un tempo che non so valutare mi sento parte di un mondo bello, comunque mio, finché con la coda dell’occhio vedo una gallina muoversi con andatura a scatti.

Pooo po po pooo.

È piuttosto grossa, non è più una pollastrella - così i miei compagni di liceo chiamavano le ragazze: pollastrelle. Che orrore.

Bianca, con un abbozzo di cresta rosea indubbiamente oscena, la gallina viene verso di me: becca il terreno in cerca di vermi e ogni tanto mi guarda di profilo, con un occhio solo. L’occhio è circondato da un’escrescenza grassa, una corona circolare pieghettata. Al suo interno, l’iride è rossa e la pupilla molto grande. Lo sguardo diviene sempre più arcigno, via via che si avvicina. Un occhio di drago, ecco cos’è.

Sei brutta che fai paura - le dico.

Poooo po po po.

Aspiro forte il fumo, poi lo soffio verso il suo becco.

Senti? Respira, ti fa bene.

Pooo?

Fa bene, dai, aiuta a sopportare. Ma te, che peso hai da portare. Tutt’al più trovi uno che ti dice che sei brutta. Ma chi ti lapida.

Pooooo? Po po po poooo?

Questa gallina chiede, vuole sapere. C’è da morire dal ridere. È l’unico essere a cui potrei parlare di lui - di Emiliano, dico. Dei minuti rubati alla sua catechesi. Di ogni carezza. E ora? Il mio batticuore e i suoi baci piccoli, lo stupore da bambino e il mio tumulto, la frenesia, oh, la frenesia, e poi le lacrime sulle guance imberbi e i sorrisi: niente è più dato. Emiliano - nel corpo, nei dubbi - si è trasformato. Il piccolo sesso liscio ormai mantiene per altri le promesse fatte a me. Emiliano è diventato uomo.

Cosa vuoi sapere. Vieni che te lo dico, non avere paura - sussurro alla stupida bestia. - Avvicinati, ascolta: ecco, io amo i bambini. E gli adolescenti anche, un pochino.

Allungo una mano che forse potrebbe anche accarezzarla, ma lei sembra volersi avventare su di me, le zampe gialle con unghie di drago e l’occhio rosso che mi incenerisce.

Le tiro addosso una zolla.

Vattene. VATTENE!

La gallina si allontana correndo, il corpo piegato in avanti e il grosso culo in alto - vecchia strega impaziente di raccontare.

Si ferma poco distante, sotto un albicocco fiorito. Prego perché le caschi un ramo in testa, le si apra una voragine sotto le zampe, sparisca dalla terra e si porti dietro tutte quelle come lei - occhi di drago e cervelli di gallina. Che ne sanno dell’amore. E di me, che a nessuno posso parlare del mio. Cerco nel libro un passo sottolineato, scorro avanti e indietro e alla fine lo trovo:

Finché nel fiore dell’età - leggo a voce alta, perché senta bene, la schifosa - desiderando i ragazzi, si brama la dolcezza delle cosce e delle labbra.

Le cosce glabre di Emiliano, la sua piccola bocca morbida. Non sarà mai riamato come l’ho amato io.

Sento l’onda del desiderio che sale. Non voglio oppormi, anzi: poso il libro e recupero ancora il viso di Emiliano, i suoi brufoli, le mani sudate. Mi abbandono senza prudenza ad amare il suo ricordo, quando la gallina inizia a fare un baccano infernale.

Non so come ci sia riuscita, deve aver sentito la vibrazione del terreno, io non mi sono accorto di nulla. Starnazza, agita le piccole ali trovando chissà dove, in quale frammento genetico da antichi avi volanti, arpie, sì, di certo arpie, trovando dico la forza di innalzarsi, scomposta, grassa, traballante, fino al ramo più basso dell’albicocco, che è la sua sola via di fuga. E da lì, nell’istante in cui la volpe arrivata chissà da dove si alza sulle zampe posteriori per agguantarla, fare ancora un goffo volo sul ramo superiore.

La piccola volpe si siede sotto l’albero. Elegante, arrotola la coda sul corpo.

Forse per la paura, o per l’eccitazione di averla scampata, ancora non si cheta la gallina. Ma ecco che con un nuovo verso, un Co co co peggio di prima, senza alcuno sforzo lascia cadere un uovo. Proprio come se l’avesse perso - Un cocco! ecco ecco un cocco un cocco per te!

L’uovo cade giù di punta. La volpe, pronta, lecca freneticamente l’erba. La gallina non sembra interessata - anzi, mi sembra che da lassù guardi ancora dalla mia parte.

Già immagino la scena, quando tornerò verso la canonica: si accenderanno le lampadine o i neon, e dai vani delle finestre teste di gallina oscenamente crestate punteranno verso di me il loro unico occhio - Dov’era andato il signor curato? Dov’è stato?

La volpe ora si comporta in maniera strana. Compie dei semicerchi intorno all’albero, sotto il ramo dov’è appollaiata l’uccello: sempre lo stesso percorso, avanti e indietro. La gallina la segue con lo sguardo, curiosa. Muove la testa da un lato all’altro, attratta dal movimento della volpe, incapace di resistere al proprio istinto pettegolo. È una scena assurda, se non la vedessi con i miei occhi non ci crederei. La luce si abbassa, il cielo diventa rosato e loro continuano, l’animale elegante sotto, instancabile nel suo moto semicircolare, e l’animale ficcanaso a ruotare la testa, preda di un’ostinazione sprovveduta. Stupida.

Stupida sì, perché - Oh, ti ringrazio Signore! Davvero infinita è la tua potenza! - all’improvviso cade: precipita, la gallina, senza un motivo apparente - forse un capogiro, un problema di equilibrio provocato da tutto quel muovere la testa di qua e di là. Cade giù a corpo morto.

In un secondo, la volpe l’afferra e scappa.

Ho il cuore che batte a tamburo, e una gioia profonda mi pervade. Vedo galline che precipitano dalle finestre accese, mentre cammino a testa alta e stringo la mano di Emiliano, che è ancora un ragazzino. Mi volto verso di lui, gli dico Girati, tesoro. Amore, piccolino, parlami. Mi guarda, e la sua faccia è quella di Stefano, il nuovo cresimando con gli occhi troppo lucidi, e mentre mi sciolgo di tenerezza per quelle guance arrossate sento nell’aria mite un tripudio di campane. Riapro gli occhi, lo scampanio persiste. È il sagrestano che chiama ai Vespri, devo muovermi.

Che giornata magnifica. Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi, dice il Signore. 

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antonio locascio ha votato il racconto

Esordiente

non sei certo un'assassina ma sei straordinariamente in grado di scendere nella pelle di uno che potrebbe esserlo, anche se forse solo nella fantasia. Questo prete sarebbe, anzi è, un personaggio attorno al quale si potrebbe costruire un romanzo. Segnala il commento

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biro ha votato il racconto

Esordiente

...solitudini. Mi è piaciuto.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Maiolo Mario ha votato il racconto

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Daniela Madoi ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Fant'asma ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Veramente ben condotto. Con cinismo e crudeltà.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Tema coraggioso e scritto con la tua forza espressiva asciutta e profonda. Hai cercato di moltiplicare l'orrore facendoci entrare nel flusso di pensiero deviato con successo. Anche il rapporto con la donna come rifiuto del controllo è velatamente accennato. La scelta del prete come pedofilo, seppur intensa, l'ho sentita (brutto a dirsi) non originalissima, ma tu l'hai resa molto bene.Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

Il perché della mia preferenza alla prima persona lo puoi leggere nei commenti sottostanti :) Bau! TiSegnala il commento

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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

tema davvero delicato, il pericolo di scivolare era celato dietro ad ogni parola. Ad un certo punto, ho faticato a continuare la lettura, il punto di vista del «mostro» lo trovo assurdo, da rigettare a priori. Ma tu, Silvia, sei riuscita a far parlare il «mostro», descrivendolo in modo asciutto e mostrandolo, nella sua lucida follia, per quello che è: un «mostro» appunto. Complimenti, davvero notevole la struttura del racconto, la metafora gallina/volpe, il saper toccare un tabù senza cadere nell'ovvia condanna.Segnala il commento

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Nina Stein ha votato il racconto

Esordiente
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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Davvero notevole. La descrizione della gallina poi... fa venire voglia di rileggere il racconto dal suo punto di vista ;-)Segnala il commento

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terrybu ha votato il racconto

Esordiente

Il punto di vista della cultura greca? Ho fatto fatica a provare disprezzo per questo omino.... Uno scrittore e un buon lettore non possono temere di farsi trascinare dall'angolazione dell'altro o "da un'altra angolazione". Credo che la morale sia un'altra cosa. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Affronti un tema difficile, e lo fai coraggiosamente “vestendo” i panni del soggetto, disgustoso quanto basta nel suo autocompiacimento. Lo hai delineato molto bene, in particolare modo mi piace come descrivi (utilizzando l’animale) la sua stizza nei confronti della gente, che lo osserva e immagina ma non dice. Anche la metafora volpe/gallina, preda e predatore, è molto efficace. Ottimo stile, in questo caso più che mai adatto al soggetto trattato.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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fobabi ha votato il racconto

Esordiente
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Tiziano Legati ha votato il racconto

Esordiente
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Umberto ha votato il racconto

Esordiente

Mi sono convinto (sin dalla prima lettura, rinnovata nel tempo) che il racconto rispondesse in modo intelligente a una delle funzioni della letteratura: mostrare 'l'altro punto di vista'. Il che ovviamente non significa aderire ad esso, al contrario. Ma affrontare la realtà nella sua complessità (e superare lo spontaneo rifiuto che alcune personalità possono suscitare in noi) è insieme arduo e meritorio.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

Esteban ti applaudirebbe. non era/è facile scrivere e trattare con questa finezza. coraggiosa e intelligentissima Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Sto con Esteban. Il tuo peso specifico, beh... Sei massa, il tuo inchiostro lo è, e soprattutto ciò che lo manovra Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore
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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

Favole, Simposio di P. e preti. Non male come miscuglio. Suggerisco l'ascolto del Dixit Dominus di Vivaldi - https://www.youtube.com/watch?v=aKRadU-n104 -Segnala il commento

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Elisa Bertinelli ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Argomento spinoso, affrontato e "scritto" con indubbia leggerezza ed eleganza. Quel po.. poo.. gallinesco stabilisce quasi un piccolo argine morale e affettivo, che controbilancia lo "spessore" dell'argomento, e tutte le sue implicazioni, che sarebbe stato impossibile affrontare, in meno di ottomila battute. Ma credo che il "disgusto" sia solo una piccola parte dell'iceberg che hai fatto uscire allo scoperto. Desiderio... affetto... ipocrisia... pulsioni... morale... menzogna... e tutto questo sotto il cappello compiacente e protettivo dell'apparato ecclesiastico, per moltissimi secoli. Ma sto divagando... Hai saputo "raccontare" benissimo i "turbamemti" morali e personali che può scatenare tutto ciò. Segnala il commento

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Chiara Pesenti ha votato il racconto

Esordiente
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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

Ritratto ben riuscito di personaggio aberrante.Segnala il commento

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Mauro Scremin ha votato il racconto

Esordiente
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

La tua abilità di scritrice è indubbia, solo che io sento un profondo rifiuto x l'argomento dunque non lo voto. Spero capirai, che poi non lo associo a te ovviamente :)))Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente

Trama pericolosa, ma molto ben raccontato. Complimenti.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

L’ho letto e riletto ci ho pensato e ripensato prima di scrivere. Mi ha molto colpito la tua capacità di trattare il tema, per l’ introspezione e l’acume che già conosciamo bene ma anche per la grande abilità narrativa nel fornirci uno ventaglio più ampio di disgusto ( vedi la frase che riporta il precedente commento) e le metafora della gallina che in fondo ( povera gallina) non si sottrae al disgusto neppure lei : simbologia femminile forse e trofeo della ferocia umana che ci coinvolge nell’istinto più animalesco. Sono toccata e in stato di scombussolamento. Direi che sei stata magistrale e te lo dico senza sviolinate. E lo sai. Segnala il commento

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MMarianella ha votato il racconto

Scrittore

A me hai ricordato un po' Carrére.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

"Se sospettate di me, perché accompagnate per mano i vostri figli? A volte mi viene da pensare che si aspettino una ricompensa dal loro sacrificio, dal massimo dono che la loro genitorialità possa offrire all’unico Dio". Trovo particolarmente riuscita questa immagine, quasi a parodiare il conflitto tra l'affetto per il figlio e i doveri verso Dio, che già impegnò Abramo con Isacco. Per il resto, mi sento di condividere in toto l'acuta analisi di Adriana Giotti con una aggiunta minima: se la scrittura dell'autrice non fosse sapiente e impreziosita da una rara capacità introspettiva, l'antico disgusto evocato da certe immagini di infanzia violata sarebbe meno coinvolgente. Notevole.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Paolo Basso ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo Silvia, gran bella analisi del personaggio: raffinato esteta, misogino, un Oscar Wilde rancoroso che gioca in difesa e ha bisogno di soggetti deboli per sentirsi qualcuno (bambini, pettegole di paese). Per sentirsi volpe nel pollaio, prescelto del signore.Segnala il commento

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caio bongiorno ha votato il racconto

Esordiente

Un processo di esaltazione delle proprie inclinazioni e dei propri impulsi che trova compimento nel concepire un intero mondo ad essi ostile. E che pertanto è da svilire, annullare, e infine soggiogare. Una lettura, per come io l'ho interpretata, che va oltre il tema trattato (magnificamente peraltro). Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

È ottimo. Veramente ottimo. La citazione di Valentino vestito di nuovo. È veramente ricco di riferimenti (anche co co co, è - non so se volontario- un riferimento della favola di Vardiello). La gallina poi è la prima metafora sessista della donna. Il disprezzo con cui parla del culo della gallina. La paura degli occhi di drago - evidente per me il riferimento ad una madre detestata - La misoginia. Trovo un po’ didascalici i passi in cui fa riferimento ai suoi pensieri (ci dovresti lavorare di più per renderla all’altezza della parte sulla gallina e la volpe) tutta la parte sugli animali è eccellente. Nel complesso ottimo. Segnala il commento

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albertoferro ha votato il racconto

Esordiente

Ribadisco che hai avuto coraggio. Sono anche convinto che chi ti segue non abbia mai avuto il minimo dubbio che il tuo è un puro esercizio letterario che peraltro è molto ben riuscito. Brava Silvia.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

L'errore di confondere l'autore con il protagonista è scusabile solo in un caso: quando indotto dall'ego spropositato di chi è uso ad aprire bocca, penna o Pc - solo ed esclusivamente - per parlare di sè stesso. Nulla di tutto questo traspare dal testo, nulla è più estraneo all'autrice. Uno dei temi più spinosi e complessi, è stato trattato con grande acume e sensibilità, lasciando al lettore il compito-dovere di riflettere, e l'onere di giudicare. L'aver deliberatamente anteposto il sentimento al mero desiderio, è palese dimostrazione del bisogno umano di trovare risposte all'orrore. Orwell ha usato gli animali per lanciare la più geniale invettiva contro il totalitarismo. L'autrice usa gli animali per un'invettiva contro i pregiudizi, i tabù, l'inclinazione a condannare. Il messaggio è lapalissiano: la morale cammina sulle deboli gambe degli ipocriti. L'autrice non è il protagonista. Il lettore non è uno sprovveduto. Non occorreva spiegare e precisare ciò che il lettore attento apprende dall'esercizio della lettura. Ottimo lavoro. Segnala il commento

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Malehua ha votato il racconto

Esordiente

Bravissima. Non era necessaria la premessa a mio avviso. Sentiamo tutti lo stesso fremito odioso per chi tenta di giustificare se stesso, benché, mi dicevano, queste persone debbano soffrire molto (alcuni, non tutti, ritengo). Una penna fine, bravissima. Segnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Esiste la parola "brividoso"? È così che mi sembraSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

anche lui una volta ha fatto un preambolo simile; non credo che nella sua testa l'avesse chiamato spiegazione, forse piuttosto critica, a chi legge confondendo le cose. qui mi sembra che il titolo ci indirizzi abbastanza bene, è uno sguardo dall'alto sulle vicende narrate, mi sembra. mi piace la tua scelta di sviluppare due storie parallele, storie che si specchiano una nell'altra anche se una avviene solo nei sogni. occhi di drago e cervelli di gallina, eh eh, come sempre con te i dettagli non sono per niente casuali; e l'uovo? l'uovo è il dono della genitorialità a Dio? il sacrificio di una piccola vita che si avvia alla maturità? più il tema è forte più il tratto della tua penna si fa sottile e delicato. forse, ma forse, toglierei i primi Pooo po po poo - però è divertente scriverlo: Pooo po po pooo. Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

Esordiente

Soggetto ardito sviluppato con leggerezza fiabesca e tratti bizzarri; un exemplum di negatività in cui il protagonista tenta inutilmente di salvare la sua anima.Segnala il commento

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di Silvia Lenzini

Scrittore
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