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Narrativa

Votare, versione leggera

Di vita e passione - Editato da Maddalena Frangioni
Pubblicato il 02/09/2020

Breve testo in cui la protagonista più che al voto che l'attende è presa dalle emozioni del momento. La prima volta al seggio non è un fatto comune.

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“Vota, vota bene, mi raccomando” sono queste le parole di mia madre che mi accompagnano stamani mentre vado al seggio. E’ la prima volta. Ho ventun anni, sono maggiorenne. A dire il vero non penso al voto, ho le idee confuse, ma mi do un tono. Al seggio ci sono tutti, il mio è un piccolo paese e la gente esce di casa come se andasse a una festa. Mia madre mi ha detto che quando lei, come tutte le donne, ha votato, la prima volta nel 1948, dopo i risultati c’è stata una grande festa. Era appena nata l’Italia Repubblicana, piccola, fragile, tutta da sostenere. Dopo anni l’Italia è grande e cammina da sola, ma, a sentire i tanti pareri diversi e le opinioni contrastanti, non gode di tranquillità. Entro con passo cauto nella mia Scuola elementare, sì perché le elezioni da sempre si tengono nelle Scuole, è lì che si forma il cittadino bravo nello studio e ubbidiente allo Stato. Mi fa effetto vedere ora le aule sotto sopra, i banchi e le sedie in un angolo e al centro un lungo tavolo con gli scrutatori, ragazzotti di paese assoldati per pochi spiccioli a svolgere un lavoro noioso e estenuante a leggere e selezionare le schede elettorali. Ci sono persone davanti a me, sto sull’uscio in silenzio, il vigile urbano è dietro e controlla che tutto proceda con calma. Ho ancora un po’ di tempo, do un’occhiata un’ultima volta al grande tabellone su cui campeggiano i vari simboli rappresentanti i tanti partiti. Sono giovane non so molto di politica, ma mi meraviglio nel vedere tanti fogli colorati con scritte diverse. Tutti vogliono il bene dell’Italia, ma tutti lo pensano in modo diverso. “La politica”, dice sempre mia madre “è un brutta bestia cambia spesso colore e capitani”. Il tempo è poco ho solo una persona davanti tra poco toccherà a me. Entrerò in cabina e sarò sola con la mia coscienza e la matita in mano, pronta a fare la croce sul simbolo preferito. Sento salire una certa ansia. Mi calmo allora vediamo è meglio il simbolo dello Scudo Crociato del Partito della Democrazia Cristiana, la D.C, il partito popolare più longevo sostenuto da molti anche perché benedetto dalla Chiesa, o il il Partito Comunista , il P.C.I., il partito degli atei, degli operai, dei rivoluzionari che vorrebbero la fine dei padroni, o il P.S.I., il partito socialista di antica tradizione in linea con il P.C.I., ma più moderato. O il P.L.I. il partito Liberale, il partito dei ricchi, dei conservatori, che qui in paese, un paese di contadini e artigiani, si contano sulle dita di una mano? Sono davvero tanti questi simboli, scruto le facce apposte sotto ciascuno di essi, anonime, insignificanti per me. Come faccio a mettere la croce su un volto a scatola chiusa? Tra la confusione sono sicura solo di una cosa, non voterò il simbolo del M.S.I, il movimento sociale italiano che qualcuno mi ha detto è fatto di nostalgici dell’Antico Regime. Ho paura di quella fiamma che arde posta al centro del simbolo di questo partito, non so molto, ma sono convinta che ora l’Italia deve guardare al futuro senza il peso del suo triste passato. Finalmente tocca a me entro nell’aula il sorriso dello scrutatore mi accoglie, ha capito che è la mia prima volta tanto sono impacciata. Mi dà la scheda e mi accenna con la mano in quale cabina entrare. Tiro la tenda apro il foglio grande come un lenzuolo. Ci sono tutti i simboli, accidenti, c’è da perdersi. Confusa e emozionata stringo la matita e quasi a occhi chiusi metto la mia croce, poi in fretta chiudo la scheda e esco dalla cabina con aria di baldanza. Ecco ho ubbidito al mio dovere di cittadina. Porgo allo scrutatore la mia scheda che cala in una grande scatola nera per depositarsi sul fondo. Il mio compito è finito, ora posso respirare leggera. Mi sono tolta un peso dallo stomaco. Torno a casa contenta, mia madre mi guarda e mi chiede ancora: “ Votato bene?”. Non rispondo, il voto è segreto come la Confessione e poi non saprei cosa dire, perché davvero non so su quale simbolo ho messo la mia croce. Il voto è segreto anche a me.       

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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Preferisco la prima versione, in cui parli dell'ansia del primo voto, delle donne, della disuguaglianza. Induci di più a riflettere che il voto - oltre che un diritto-dovere - è uno strumento che la Democrazia mette a disposizione dei cittadini per orientare la politicaSegnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Ci hai trasmesso la tua ansia e la tua emozione. Ma... parli di D.C, P.C.I, M.S.I, per cui, di circa 25 anni fa, perlomeno... !?Segnala il commento

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Rosachiara Pardini ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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