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Narrativa

Vuoto.

Pubblicato il 02/05/2017

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Ci sono giorni in cui mi sento così vuota da non rendermene nemmeno conto. Giorni che scorrono in replica e poi finisco col dimenticare. Giorni che fanno presto a diventare settimane, dei lunghi periodi in cui non succede niente di niente ed io mi sento vuota. Mi sento vuota anche oggi, mentre bevo il mio caffè da sola in cucina.

Ho una casa accogliente e piena di niente,

un lavoro appagante e pieno di niente,

un amore grande e pieno di niente.

Le mie speranze, le mie ambizioni e le mie insicurezze piene di niente.

Persino i miei sogni sono pieni di niente, perché al giorno d'oggi ciò che conta davvero è essere concreti: non c'è spazio per i sentimenti. Niente struggimento, delusione. Niente smarrimento.

Anche lui è diventato così. Il tempo della felicità è già finito.

Mi rollo una sigaretta e la accendo, lunghe boccate per riempirmi di fumo. Penso al significato del verbo "riempire" e a quanto io non provi più quella sensazione da mesi.

Ma è davvero niente ciò che sento?

O mi nascondo dietro al niente per obbligarmi a non sentire niente?

Vado in bagno a fare la doccia. Mi spoglio in fretta, m'infilo sotto il getto dell'acqua ancora fredda ed inizio ad insaponarmi. Sono stanca di indugiare anche nei gesti. Quando l'acqua diventa calda, però, chiudo gli occhi e resto a godermela, e quei cinque minuti mi tradiscono.

Abbiamo fatto l'amore la scorsa notte ed è stato orribile. Succede sempre più spesso, ormai, ma questa volta è stata la peggiore di tutte. Eravamo distanti anni luce, immersi in un silenzio innaturale, distratti solo dalla meccanicità dei gesti. Ho pianto per tutto il tempo e lui non se n'è accorto, ci speravo ma mi ha ferita lo stesso.

Più tardi, distesi uno accanto all'altra, gli ho chiesto a bassa voce: "Mi trovi ancora bella?" e lui ha risposto con una battuta davvero pessima, senza capire che cercavo conforto, tenerezza, perché mi sono accorta da tempo di come mi guardi e non veda più niente. Ha cercato di rimediare con un misero: "Se non ti pensassi sempre, non ti avrei portato quell'orchidea", ed io vorrei tanto sradicarla quella piantina di merda, invece continuo a darle acqua e sotto sotto spero marcisca.

Riapro gli occhi di scatto, mi avvolgo nell'accappatoio ed esco. Vado in camera a vestirmi e lo faccio con gesti furiosi. Non sopporto me stessa - vuota e svuotata - e non sopporto nessuno. Lui più di chiunque altro, perché mi sta togliendo, goccia dopo goccia, tutto quello che mi ha dato in questi anni. E all'improvviso mi rivedo in quell'orchidea, perché tra non molto anche io mi stancherò di curarla e smetterò di darle da bere: un giorno quell'ultimo bicchiere d'acqua sarà davvero l'ultimo.

Mi guardo negli occhi allo specchio e capisco di essere andata oltre, perché dentro vi vedo i bagliori della rabbia, l'angoscia di un addio imminente. Così faccio un passo indietro, spengo la mia piccola rivolta e provo di nuovo quella sensazione di vuoto: sono io che mi soffoco, che riprendo il controllo.

Infilo il cappotto di fretta, prendo la borsa ed esco di casa per andare a lavoro come tutte le mattine. Mi arriva un suo messaggio, lo leggo ma non rispondo.

Dovrei prendermi più cura di me stessa, trattarmi bene, smetterla di fare l'amore quando non ne ho voglia, smetterla di tradirmi a causa sua. Dovrei amarmi di nuovo, di più, adesso che lui non ne sembra capace. Dovrei, dovrei... ma mi lascio svuotare di tutto.

Cammino a passo svelto verso la fermata dell'autobus e, con un sospiro, sblocco il cellulare e gli rispondo.

Vuoto. 

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