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Fantastico

wormholes

Pubblicato il 22/06/2022

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La pistola era puntata alla tempia del direttore. Sapevo che non avrei mai sparato, ma l’altro non lo sapeva, no. E pure sapevo in qual modo la rapina sarebbe finita.

Ero il capo cassiere, ben informato dei movimenti del denaro: una volta al mese il contante veniva affidato ai portavalori per depositarlo in centrale e questo era il giorno del trasporto: ancora un’ora. Ma fra un’ora non ci sarebbe stato niente da prelevare.

L’unica guardia era stata costretta a posare la pistola e il direttore ad aprire la cassaforte.

Avevo disattivato gli allarmi. Un collant da donna mi copriva il volto, ma ero certo che il riconoscimento facciale avrebbe funzionato.

Erano le dieci di mattina.

Rinchiusi il direttore, le due impiegate e la guardia nella stanza blindata. Bloccai la porta d’ingresso, e uscii dalla porta di servizio.

Mi allontanai a piedi e aspettai il bus per l’aeroporto. Qui, lasciai i borsoni col denaro in un armadietto e tornai a casa: la prima parte del piano era completata.


“Tenente, anche il programma di riconoscimento facciale conferma: è il cassiere, senza dubbio. Il giorno scelto, la conoscenza degli allarmi…già solo questo basterebbe”

“Faccia vedere…sì, direi che è proprio lui.”.

“Dunque, due auto: andiamo ad arrestarlo!”


“Apra, polizia! Apra o sfondiamo la porta!”

“Un attimo, un attimo… arrivo!”

Aprii, ancora in pigiama.

“Buon giorno tenente, qualche problema?”

L’altro entrò senza rispondere, scansandomi di lato.

“Sergente…!”

Il sergente, con aria soddisfatta, mi ammanettò.

“Che succede? Perché…?”


Il pomeriggio venni liberato.

Il mio avvocato impiegò meno di un’ora a contattare i testimoni: il barman del circolo del tennis, il cameriere, due soci e almeno cinque persone presenti a una partita che anch’io seguii verso le undici.

“Sì, ricordo bene che il signore venne verso le nove per un caffè”

“E’ rimasto nel salotto fino a tarda mattina. Due soci si sono seduti al tavolo con lui, li ho sentiti parlare e ridere”. I due confermarono.

“A che ora?”

“Un po’ prima delle undici, forse”.

“Certo, si è seduto vicino a noi e ci siamo salutati. Guardavamo la partita. Se n’è andato verso mezzogiorno”.

Dunque, ero al circolo, bevevo un caffè, chiacchieravo, assistevo a una partita…

Mi rilasciarono, con tante scuse.


Ora eccomi seduto sul divano nel mio salotto. Fra qualche giorno tornerò all’aeroporto per prelevare un po’ di contante.

Tutto era cominciato il mese prima, a casa del mio amico Alex…

“Ne hai mai sentito parlare?”

“No, mai”.

“Lascia che ti spieghi. Li chiamano ‘wormholes’, ma sarebbe più appropriato parlare di un ‘cunicolo’; ma tant’è…”

“Già e… cos’è?”

“Immagina un lungo tubo: entri da un lato e ne esci dall’altro”.

“E allora?”

“Tutto quel che si vede di questo tubo sono le due aperture.

Quindi, se le due bocche sono una qui e un’altra ad anni luce di distanza, percorrendo questo cortissimo tunnel, posso raggiungere – che so – una stella; perché il wormhole distorce e curva, per così dire, lo spazio e luoghi distantissimi vengono a trovarsi ai due estremi di questo condotto. La cosa straordinaria è, però, che possiamo usare il tubo come una macchina del tempo!

Ascolta: prendiamo una delle due estremità, per esempio quella che sta nel tuo salotto, mentre l’altra è nella tua rimessa, ok? Bene, facciamo allontanare la prima velocissima, quasi alla velocità della luce, e poi la riportiamo nel salotto. Che succede, allora?

Quando ritorna segna un tempo diverso dal tuo, capisci? E’ in ritardo!

Se è partita quando il tuo orologio segnava le dieci, diciamo, e quando torna, sempre il tuo orologio segna le dieci di sera; ebbene, l’orologio che porta con sé segna molto di meno, per esempio le diciotto. Capisci?

“Sì Alex è fantastico. Adesso scusa, devo proprio andare a casa”

“Hai ragione, scusa tu se mi sono lasciato andare e ti ho annoiato. Ma tu pensaci, d’accordo? Pensaci!”

E ci pensai..


Fu così che una settimana dopo tornai da lui e gli chiesi:

“Alex, saresti davvero in grado di materializzare le due uscite del worm, una nel mio salotto e l’altra nel garage?”

“Certo che posso. Devi solo indicarmi gli sfasamenti temporali che desideri e io lo faccio”.

“E non mi chiedi neanche perché?”

“No, non lo voglio sapere. Siamo amici da una vita, no?” e sorrideva.


Alle dodici esatte del giorno del furto in banca entrai nel passaggio della rimessa, di ritorno dall’aeroporto, dopo il furto. Ne uscii dall’altro lato in salotto alle otto. L’altro me stesso mi aspettava seduto sul divano. Nessuno dei due parlò, ma vidi negli occhi dell’altro uno sguardo incredulo, come alla vista di un fantasma.

L’altro me stesso si alzò, uscì e si diresse al club del tennis. Io rimasi in casa fino le nove e trenta, poi mi diressi alla banca. Il resto lo sapete.


Uscito dal club, l’altro me stesso (o dovrei dire io?) si diresse all’aeroporto e si imbarcò per la Spagna con un passaporto falso, prelevando metà del denaro dalla cassetta del deposito bagagli.

Ora viviamo felici, ognuno nel luogo che preferisce. Ci sentiamo, un paio di volte l’anno.

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Helenas ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Confesso che ci ho messo un po' a capire e capire era essenziale per la storia. Però alla fine ci sono arrivato. Bel racconto, terrificante la presenza sul pianeta di un altro lui, che non è un altro, ma è proprio lui.Segnala il commento

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Kostia ha votato il racconto

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ben fatto. Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Uh Uh bel tentativo, bravo ;-)Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Emil Moltenis ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Paola Zaldera ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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di Frato

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