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Erotico

Zanzare

Pubblicato il 06/12/2019

Racconto sul fenomeno cuckold (astenersi palati deboli)

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Zzzzzz… zzz… zzz…

Ppa!

Piergiorgio si diede uno schiaffo sul collo. Maledette zanzare.

– Ancora? – gli fece Claudia.

Non le rispose. Accese la luce del comò e guardò l’ora. Le tre e un quarto.

– Mi hai svegliato di nuovo! – sbottò Claudia.

– Che dici se chiudo la finestra? – le chiese lui.

– Ma sei matto? Non si respira. Quando le fai sistemare ‘ste zanzariere? Domani pomeriggio viene a trovarmi Michael.

– Non ce la faccio per domani. Questo fine settimana dovrebbe passare Mario, ha detto che ci pensa lui.

– Ecco! Ora ci toccherà scopare con le zanzare che ci massacrano.

Piergiorgio la guardò. – Quindi hai deciso di farlo venire. Non ce la fai proprio, eh?

– Ne abbiamo già parlato. Voglio dormire – tagliò corto Claudia, voltandosi dall’altro lato.

Piergiorgio lasciò perdere e spense la luce. Ma non riuscì ad addormentarsi.

Pensò al giorno dell’incidente. Erano passati cinque mesi. Pensò al prima, e al dopo. E l’amara conclusione che ne trasse fu che il Piergiorgio che c’era quella mattina, adesso non c’era più.


Si svegliò tardi. Era la quarta notte che passava in bianco. Crollava la mattina alle otto e riapriva gli occhi alle undici.

Claudia non c’era. Squillò il cellulare. Era un suo collega, con cui era andato spesso a giocare a tennis.

Decise di rispondergli. – Flavio.

– Pier! Amico mio come stai?

– Eh… – gli venne da piangere.

– Ma dai Pier! Un dirigente come te, uno con i controcazzi, a trovarne così, devi riprenderti perché devi tornare a-sso-lu-ta-me-nte.

– Eh, Flavio. Magari fosse così facile.

– Ma cosa Pier, cosa? È vero, hai avuto un brutto incidente di percorso…

– Se un’utilitaria guidata da un ventenne ti fa rotolare per aria come un birillo mandandoti due settimane in coma non lo chiamerei un incidente di percorso, non credi?

– Hai ragione. Ma alla fine ne sei uscito, ed è questo quello che conta!

– Sto prendendo una compressa per l’insonnia, un’altra per l’umore, un’altra per l’ansia, e un’altra e un’altra e un’altra... neanche il cazzo mi tira più. Ti rendi conto? Io che con Claudia facevo le meglio porcate.

– Ma chi è il medico che ti sta seguendo? Se vuoi mi informo, vediamo di trovare qualcun altro.

– I medici hanno fatto quello che dovevano.

– Ma allora…

– Flavio – lo interruppe lui, – adesso ti devo salutare. Grazie per la chiamata.

– Va bene Pier, va bene. Ma fatti sentire, eh? E mi raccomando, sbrigati a tornare in pista.

– Ciao Flavio.

Prese le medicine con un succo di frutta e andò fuori, per respirare un po’ l’aria di mare di Sabaudia.

Vide Claudia scendere dal SUV e incamminarsi nella sua direzione. Portava i capelli legati a coda e gli occhiali da sole. Indossava un pareo, una canottiera e un paio di zeppe. A quarantatré anni era ancora un gran pezzo di sorca. Tutta naturale, una cavalla di razza sotto il metro e ottanta graziata da curve piene e morbide che avvolgevano un fisico che ispirava subito sesso. Anche quando indossava un abbigliamento sobrio, la procacità era lì, veniva fuori in tutta la sua potenza, non poteva contenerla. La prima volta che l’aveva vista, vent’anni addietro, Piergiorgio fu tentato di gettarsi ai suoi piedi per venerarla come una dea.

– Ma dove stavi? – le chiese lui.

– Sono andata dall’estetista – gli rispose lei, fermandosi e sollevando il lembo del pareo, provocante.

C’era stato un tempo in cui tutto quello era eccitante, ma adesso aveva smesso di esserlo. Lui se ne stava perso nei suoi pensieri mentre lei trombava e spendeva.

– Non vedi l’ora di farti sbattere come una vacca, eh? – le fece lui, dandole l’illusione di essere tornato a essere il porco che era sempre stato.

– E tu?

– Io no.

– In che senso? – si stranì lei, lasciando il lembo di stoffa.

– Che potevi evitare di farlo venire, visto che non sto bene.

– Senti, mi stai cominciando a stancare con questa depressione – ribatté lei stizzita. – Se non vuoi partecipare vatti a fare un giro.

Lo lasciò seduto sotto la veranda ed entrò in casa.

Quello che lo feriva era la mancanza di rispetto da parte di Claudia. L’aveva sempre servita e riverita, trattandola da regina. Lei davanti a tutto. Ora, per una volta che lui aveva bisogno di essere aiutato e sostenuto, lei se ne fotteva. Ed era questo a fargli più male.

Si alzò e la raggiunse.

– Infatti penso che vado a Roma – le disse appoggiandosi allo stipite della porta del bagno. – Mi ha chiamato Flavio, gli servono dei documenti che ho a casa.

– Sei sicuro? – gli chiese lei, seduta sulla tazza.

– Ma sì, vado a farmi una passeggiata.

Claudia finì di urinare, si pulì e si alzò. Era nuda.

– Come vuoi. Se ti fa piacere al ritorno posso farti trovare una bella torta alla crema.

Piergiorgio la guardò disgustato e allargò le braccia. – Per favore.

Claudia lo fissò, allibita. Poi scoppiò a ridere e si lavò le mani, scuotendo la testa. – Non ci posso credere… è diventato pure pudico.

Piergiorgio telefonò alla loro figlia, Aurora, che era rimasta a casa a Roma.

– Papà? – gli rispose Aurora.

– Ragazzina – le fece lui, – e non va bene, eh? Da un mese che sei diventata maggiorenne e già ti dimentichi di tuo padre?

– Ma se ti ho chiamato l’altro ieri.

– Senti tesoro, vedi che più tardi devo passare a casa. Perciò se c’è qualche pischello in giro è meglio se lo mandi via.

– Ma quale pischello, papà – rise lei. – C’è solo Sara. Ma tra un po’ usciamo perché andiamo a pranzo da lei e poi in piscina. Quindi portati le chiavi.

– Va bene. Casa è pulita o trovo un casino?

– Ti risulta che sono una casinara? Lo sai che sono precisa.

– Lo so amore mio, lo so.

– Allora ciao.

– Ciao tesoro, e stai attenta mi raccomando.


Dopo pranzo si vestì e si preparò a uscire.

Claudia aveva finito di lavare i piatti e stava sorseggiando il caffè.

– Aurora andava a pranzo da Sara e poi in piscina – le riferì.

– Sì lo so, l’ho sentita stamattina. Dove abita Sara hanno una bella piscina condominiale.

– Allora io vado, ci vediamo più tardi.

– Ok – gli fece lei, senza aggiungere altro.


Erano le tre del pomeriggio quando arrivò a Roma. Salì a casa, accese il condizionatore e si preparò il caffè.

Si sedette a berlo in cucina, nel silenzio. Pensò che in quel momento, probabilmente, Claudia aveva già in bocca il cazzone di Michael, e per un istante gli sembrò addirittura di udire quello schiocco che lei faceva con la lingua quando la roteava sulla cappella.

L’ultimo amante fisso di Claudia era stato Massimo, conosciuto in palestra; un narcisista arrogante della Milano bene che si trovava spesso a Roma per lavoro. Ma il vero cambio di passo lei l’aveva fatto due estati prima, quando aveva incontrato Michael, un nero americano, militare di stanza presso la Sesta Flotta statunitense alla base di Gaeta. Michael era un toro alto uno e novanta per centodieci chili di muscoli guizzanti.

Piergiorgio ricordava in particolare un giorno dell’estate precedente, quando Michael si era presentato con un altro suo commilitone di colore. Avevano riempito Claudia in ogni buco per un intero pomeriggio nella cabina dello yacht che Piergiorgio aveva affittato dopo aver ricevuto un mega bonus aziendale. I gemiti e le urla di Claudia erano musica per l’eccitazione di Piergiorgio, che ogni tanto staccava la mano dal timone per massaggiarsi le palle, ma senza toccarselo, perché ce l’aveva in tiro come quello di un adolescente e al solo sfiorarlo sarebbe esploso; non voleva rovinarsi la festa.


Andò nel salone, accostò la sedia al mobile e ci montò sopra. Allungò il braccio in fondo e prese la valigetta. Scese e tagliò la plastica con cui l’aveva ricoperta. Inserì la combinazione e l‘aprì.

Osservò la Desert Eagle che gli aveva lasciato suo padre.

Suo padre.

Piergiorgio si vergognò. Cosa avrebbe pensato il vecchio a vederlo ridotto in quello stato? Con la moglie che non si faceva il minimo scrupolo a mandarlo in giro in quelle condizioni pur di soddisfare le proprie voglie.

Prese la pistola e la soppesò, poi se la portò sul divano e si sdraiò a riflettere.


Si era fatto buio quando si svegliò. Per quanto aveva dormito? Guardò l’orologio, erano le nove. Andò al bagno a sciacquarsi il viso. Rimise la pistola nella valigetta, la richiuse e se la portò con sé.

Si affrettò a tornare a Sabaudia, aveva il timore che Michael fosse già andato via.

Prima di svoltare nel viale accostò, aprì la valigetta e poggiò la pistola sul sedile.

Si rimise in marcia e all’arrivo beccò Michael che stava entrando nella sua Jeep, per andare via.

Prese la pistola e scese dalla macchina.

– Pieeer – lo salutò Michael.

Puntò alla sua faccia e fece fuoco.

Si diresse verso l’ingresso. Claudia uscì sulla veranda, di corsa.

– Pier! Cosa è stato quel…

Bam! Bam! Bam! Le mise tre botte in corpo.

Entrò nella stanza da letto, si accovacciò nell’angolo vicino al comò e spalancò la bocca, in attesa.

Zzzzzz… zzz… zzz…

E quando fu sicuro che l’insetto gli stesse ronzando sul palato, si infilò la canna in bocca e premette il grilletto.


– Iiihhh! – ansimò Piergiorgio. – Iiihhh!

Gli mancava l’aria e aveva la polo intrisa di sudore. Scattò in piedi e tossì. Prese la pistola e se la rigirò tra le mani, poi la lasciò cadere sul divano, come se all’improvviso fosse diventata bollente. Corse al bagno e vomitò, poi si buttò sotto la doccia e aprì l’acqua fredda.

Si cambiò gli abiti, rimise tutto a posto e corse da Claudia.

Incrociò la Jeep di Michael arrivando, ma finse di non riconoscerlo.

Parcheggiò, entrò in casa e la cercò. Era seduta sulla poltrona, con addosso un vestitino trasparente e un paio di zoccoli. Aveva le gambe accavallate e guardava la TV.

Piergiorgio si inginocchiò e cominciò a baciarle le gambe con avidità.

– Ehi – gli fece lei. – E cosa è successo?

La fece alzare e l‘accompagnò sul letto sfatto.

– Michael è andato via da poco – gli disse lei.

– Vi siete divertiti? – le chiese continuando a baciarla dappertutto.

– Secondo te? – gli fece lei aprendo le cosce per mostrargli la vulva turgida.

Piergiorgio si tuffò a leccargliela, accecato dalla brama.

– Fai piano – lo avvertì lei, – che ce l’ho tutta indolenzita.

Le leccò le grandi labbra, poi fece scivolare la lingua sulle piccole labbra, su e giù. A quel punto si soffermò intorno al clitoride e Claudia mugolò.

Ma Piergiorgio sapeva di non poter resistere a lungo. Allora la fece sistemare meglio e glielo infilò.

– Te l’ha sfondata per bene quel negrone – mormorò estasiato.

Diede quattro spintarelle, e alla quinta raggiunse l’orgasmo e si accasciò su di lei.

Claudia lo tirò su per i capelli.

– Sei tornato, amore mio – gli disse.

Piergiorgio si spostò e si sdraiò in modo che la pancia di lei gli facesse da cuscino. Vi poggiò la testa, chiuse gli occhi e si sentì chiamare da Morfeo. Voleva andarci, voleva andare da Morfeo a tutti i costi.

Ppa! Uno schiaffo sul braccio.

Piergiorgio trasalì. – Ma che cazzo fai?

Claudia le mostrò il palmo della mano, su cui c’era schiacciata una zanzara col sangue.

– Ma porca puttana – la aggredì Piergiorgio, – l’unico momento da giorni in cui mi stavo addormentando in santa pace e tu mi svegli per una zanzara?

– Scusa amore – gli fece lei, accarezzandolo come un cucciolo che ha bisogno di coccole. – Vieni qui, rimetti giù. Bravo, così.

Claudia spense la luce, e Piergiorgio finalmente si addormentò.

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Gianluca Pappagallo ha votato il racconto

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Mi ha dato alla testa. Forte! Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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bauSegnala il commento

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Matilde di Folco Portinari ha votato il racconto

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Molto interessante, curerei un po' di più lo stile, che mi pare un po' indeciso. Per il resto bravo! Segnala il commento

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MarcoMessina77 ha votato il racconto

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Molto ben scritto. Complimenti!Segnala il commento

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

storia carina sebbene lo stile sia estremamente paccoSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Otorongo ha votato il racconto

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Un po' triste e squallido ma questo è. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Scritto come un noir di classe: secco, efficace, che va dritto dove deve andare, senza dare retta alle zanzare che gli girano intorno. Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Editor

Carino il finale, ma trovo lo stile un po' disuniformeSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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M. Mark o'Knee ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Chissà cosa direbbe il vecchio Freud del sogno "suicidio con zanzara"... Piaciuto molto. Complimenti.Segnala il commento

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di BULLET

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